Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 11°Parte. Due visioni convergenti

Due visioni convergenti

“I Mandala sono luoghi di nascita…fiori di loto da cui emerge un Buddha. Seduto nella posizione del loto, lo Yoghin contempla la sua trasformazione in forma immortale” C. G. Jung 

Nell’ultimo articolo abbiamo definito un Mandala come un simbolo archetipico che da un alto è un cosmogramma, una rappresentazione geometrica dell’universo su tutti i piani, e da un altro rappresenta la struttura profonda dell’anima umana, in perfetta linea col principio secondo cui l’uomo è una riproduzione in miniatura del cosmo.

Il microcosmo nel macrocosmo.  

Dal punto di vista della psicologia analitica è uno schema simbolico nato dall’Inconscio per guidare il conscio. Detto in termini spirituali, abbiamo un diagramma nato dal Divino dentro di noi per guidare la nostra personalità nel processo di unione con Lui.

E’ altresì una struttura energetica operativa, come sa chi ha studiato nell’ultimo step del percorso tev, ovverosia lo Spazio Sacro.

Vediamo come descrive Jung i due Mandala presi quali esempi tra i vari emersi dai disegni spontanei dei suoi pazienti.

solemandala

“il volto dell’eternità”

Abbiamo nel primo un Sole centrale con 4 braccia che da lui partono contornato da un cerchio con lo zodiaco. Il nome del Mandala dato dal paziente è “il volto dell’Eternità”.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 10°Parte. Il mandala, da Jung allo Spazio Sacro

Il Mandala, da Jung allo Spazio Sacro

“Con la sua forma circolare il Mandala esprime pienezza e integrazione… viene usato per favorire la concentrazione e quale mezzo per unificare la coscienza individuale, la personalità egoica dell’uomo…con la superiore personalità Divina del non-Io, dell’Inconscio…” C. G. Jung

Nei sogni e nei disegni spontanei dei suoi pazienti Jung notò che man mano che la terapia psicologica si faceva più profonda, più vicina al nucleo del Sé, cominciavano ad apparire delle figure geometriche tipiche,  sempre più precise e complete quanto più il paziente si avvicinava ad un alto grado di integrazione interiore.

Le stesse figure geometriche che venivano usate nei rosoni delle chiese più antiche, o in paesi dell’allora lontano oriente dai monaci buddisti o dagli yoghi per facilitare la meditazione.

Figure circolari con impressi all’interno disegni schematici precisi di vario genere, chiamati in oriente Màndala.

Per gli orientali tale struttura geometrica sarebbe un Cosmogramma, una rappresentazione geometrica della struttura dell’Universo nel suo complesso metafisico e fisico assieme.

Una mappatura di come sia fatto e come funzioni l’Universo in un linguaggio simbolico e regolare…il linguaggio del più profondo inconscio.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 9°Parte. Il Sé, Archetipo della Totalità

Il Sé, Archetipo della Totalità

Abbiamo definito l’Io come una funzione psichica che fa da centro alla psiche cosciente, un meccanismo che aggrega i contenuti che appaiono nella coscienza dandogli un centro di riferimento.  Jung lo paragona al produttore di un reticolato cristallino psichico, una struttura che unisce e dà continuità ad impressioni e forme pensiero separate. 

In pratica un Campo Ordinatore. 

All’Io Jung contrappone il Sé come vero centro psichico.

Il Sé è “un’entità sovraordinata all’Io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente, ma anche la psiche inconscia (tutti i livelli dell’inconscio personale e collettivo)”

E’ una struttura ben più complessa e difficilmente definibile visto che arriva a toccare sia il conscio che tutti gli strati dell’inconscio, fino a quelli più atavici, fino a quelli, a mio avviso, Universali, Cosmici.

Esso è contemporaneamente la totalità dei fenomeni psichici e il centro della totalità.

E’ il contenitore delle funzioni, degli strati e degli opposti psichici, e nel contempo il loro centro aggregante, unificatore.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 8°Parte. Dall’Io al Sé, un percorso Archetipico 

Dall’Io al Sé, un percorso Archetipico 

Abbiamo definito gli Archetipi come dei campi ordinatori, ovverosia dei campi di energia diffusi nell’inconscio che agiscono a livello collettivo su tutta la razza umana, e probabilmente oltre.

Secondo Jung, esattamente come il corpo fisico per svilupparsi e raggiungere la piena maturità ed efficienza va incontro ad una serie di fasi di crescita e strutturazione, altrettanto deve fare la vita psichica, compiendo un percorso, che seppur diverso da persona a persona, presenta degli stadi e delle tappe universali…un percorso archetipico.

Proviamo ad immaginare un potente Campo Ordinatore che guida i processi di maturazione umana a livello psicospirituale.

Questo campo ordinatore provvede prima a far sorgere dall’inconscio una tenue luce, il conscio, con al centro un elemento di aggregazione che permette di collegare tra loro, dandogli struttura, i contenuti psichici coscienti: l’IO. 

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 7°Parte.Gli Archetipi.

Gli Archetipi

Due forze si muovono potenti nell’Inconscio Collettivo umano.

Gli Istinti, tutte quelle spinte potenti legate alla sopravvivenza della specie e dell’individuo come membro di essa. La pressione alla ricerca di acqua e cibo, dell’accoppiamento, la spinta riproduttiva, quella di accudimento della prole, quella di protezione della propria persona o della propria genìa, ecc sono tutti imperativi interni innati e naturali, presenti in ognuno di noi. Forze riscontrabili in diversa misura anche in altre specie animali.

L’altra Potenza interiore che caratterizza l’inconscio Collettivo, e che fa pressione da li sull’inconscio individuale, e poi, sulla coscienza personale viene definito da Jung Archetipo.

Un termine derivante dalla filosofia greca, e usato con valenza più mistico-esoterica nella filosofia di Platone.

Archè, origine, e Tipos, forma, stampo. Quindi “forma/stampo originale”. 

 Nella filosofia platonica rappresenta le Idee originali presenti nel mondo sovrasensibile, quegli stampi che danno origine alle idee che si andranno a concretizzare nel mondo sensibile.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 6°Parte. La Coscienza e gli strati dell’Inconscio

La Coscienza e gli strati dell’Inconscio

Per poter proseguire nel nostro raffronto e giungere li dove questo ciclo di scritti desidera arrivare è necessario riprendere la panoramica generale delle teorie junghiane, così da poter pian piano far confluire in una visione coerente tutti gli elementi seminati sin dal primo articolo.

E il primo passo è riuscire a dare una idea chiara di elementi fondamentali come la coscienza e l’inconscio, individuale e collettivo.

La coscienza, semplificando, è la nostra parte di psiche che si rende conto, vede e percepisce. Se fossimo nella sala di un cinema è la zona dello schermo illuminato con le immagini proiettate li sopra, non il resto della sala al buio, piena di persone, sedie, pareti, ecc

L’inconscio si potrebbe allora vedere, mantenendo tale esempio, come tutto il resto la sala al buio, con tutto ciò che si muove e vive al di fuori dello schermo illuminato. Si capisce già da questo piccolo esempio che la sfera dell’Inconscio è ben più vasta dello spazio cosciente.

Al centro della coscienza c’è una struttura psichica di riferimento intorno a cui si aggregano tutti gli elementi psicofisici che vengono proiettati sullo schermo, e che ci fa dire “Io” “me”, e cose simili.

E’ l’Io cosciente appunto.

“La coscienza è la relazione tra un contenuto psichico e l’Io. Ciò non è associato all’Io resta inconscio.” Ci dice proprio lo Psicologo Svizzero.

Oltra alla coscienza esiste, dunque, una sfera inconscia, ovverosia di moti, funzioni e vissuti psicofisici non rilevati dall’Io cosciente. Non proiettati sullo schermo e non riuniti all’Io.

Tale inconscio, tuttavia, non è monolitico, ma è formato da più strati. Immaginiamo le file di poltrone nella sala del cinema che abbiamo eletto ad esempio. Ogni fila via via più lontana dallo schermo è uno strato successivo e più profondo dell’inconscio.

La prime file sono accomunabili alla porzione individuale dell’inconscio, quello in cui si muovono e stanziano i propri vissuti personali non coscienti. Una marea di dati fisici o psichici, traumi, vissuti e pensieri che non giungono alla coscienza o che sono bloccati da meccanismi di difesa (inconsci) perché troppo dolorosi o inaccettabili per l’Io cosciente.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 5°Parte. La regressione psichica e il conosci te stesso.

LA REGRSSIONE PSICHICA E IL CONOSCI TE STESSO

Abbiamo visto come la psicologia esoterica e analitica trovino grandi punti di connessione cambiando prevalentemente le nomenclature dei fenomeni ma non la loro sostanza.

E come Jung porti il paziente verso un lavoro di introspezione profonda e di conoscenza di sé di Apollinea memoria.

Ed essendo l’Universo generato con leggi e piani secondo un modello Archetipale Divino, la nostra realtà individuale non può che esserne un riflesso. Conoscendo noi stessi conosciamo come è strutturato l’universo, le sue leggi e il nucleo centrale Divino in esso.

Ecco perché sul Tempio di Delfi vi era incisa la famosa frase “Conosci te stesso e conoscerai gli Dei e il Cosmo”.

Tutto nella vita ci richiama a questa conoscenza di noi stessi.

I nostri rapporti interpersonali, specialmente quelli più importanti, ci mostrano come funzioniamo, quali credenze/forme pensiero abbiamo, quali funzionali e quali disfunzionali, dandoci l’occasione di apportare gradualmente delle correzioni.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 4°Parte. Il gioco degli opposti.

 

“La nostra epoca, col suo interesse per la psicologia, dimostra di attendere dall’anima qualcosa che il mondo esterno non ha dato” C. G. Jung

Gettate alcune basi del modello junghiano, che andremo prossimamente ad ampliare, soffermiamoci, ora,  un attimo per vedere le leggi del funzionamento psichico così come  descritte dallo Psicologo svizzero.  

IL GIOCO DEGLI OPPOSTI 

Jung sviluppa una visione dei processi psichici molto vicina alla filosofia di Eraclito o del Tao.

Come postulato dal filosofo greco, o dal taoismo, vi sarebbe nella vita e nel cosmo un gioco di opposti che permette il divenire.

Tale gioco, essendo legge universale, si manifesta anche nella psiche umana, ovviamente. 

In essa le principali polarità opposte sono il conscio, cioè la parte cosciente della psiche, e l’inconscio, tutto l’insieme della psiche che alla coscienza non arriva. 

La salute psicologica e la crescita umana, in quest’ottica, è data da un fluido scambio tra le due parti, mentre eccessivi irrigidimenti e/o rifiuti generano patologia. 

Le due polarità devono quindi conoscersi e dialogare per instaurare e migliorare questo scambio.

Ciò che è presente nell’inconscio corre verso il cosciente chiedendo di essere conosciuto, mentre il cosciente necessita di contattare l’inconscio per ampliarsi. Un processo che Jung chiama Enantiodromia, termine ripreso da Eraclito e che significa “corsa verso il proprio opposto”. 

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Il modello della TEV® e la visione di C.G.Jung 3° parte. Gli Elementi.

Nel precedente articolo ci siamo soffermati su come Jung abbia introdotto le dimensioni sottili e i quattro elementi nel suo modello tramite le quattro funzioni psichiche. Vi rimando, quindi, all’articolo precedente se aveste bisogno di rinfrescarvi la memoria.

Sappiamo che la relazione tra elementi e dimensioni era ben nota agli antichi, i quali associavano ad ognuna delle dimensioni sottili uno degli elementi fondamentali della creazione:

Fuoco per le dimensioni ispirazionali, 

Aria per quelle mentali, 

Acqua per le emozionali, 

Terra per la dimensione fisica.

Ovviamente ogni dimensione sottile presenta in sé tutti e quattro gli elementi, ma possiamo dire che è maggiormente sensibile ad uno di essi, e da qui scaturisce l’associazione tradizionale.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G.Jung 2°parte. Le quattro funzioni.

spazio sacro

Spazio Sacro

Quella stessa polarità che al palming si presenta ben distinta, precisamente come forza proiettante e forza aspirante/assorbente.

Secondo lo Psicologo a questa prima polarizzazione, innata, del moto dell’energia segue una seconda specializzazione delle capacità psichiche, anch’essa congenita.

Gradualmente emergono dalle profondità dell’inconscio quattro funzioni fondamentali della psiche umana, ovverosia quattro differenti modi che l’essere umano userà per percepire e rapportarsi con il mondo, sia esso esterno o interno:

– La Sensazione, che tramite l’attività dei sensi ci dice se un oggetto con cui ci relazioniamo sia concreto o meno. Per esempio possiamo toccare con le mani una tazza o odorare gli effluvi del liquido in essa contenuto, ma non possiamo farlo per un’immagine di fantasia (qui si intendono i sensi fisici e si esula dai sensi sottili)

– Il Sentimento ci dice se ciò con cui entriamo in contatto ci dà un vissuto piacevole o sgradevole

– Il Pensiero ci permette di analizzarlo e di porlo in una griglia di lettura razionale, basata su un criterio di vero/falso o di comparazioni.

– L’Intuizione ci dà informazioni sul suo senso profondo, scavalcando pensiero ed emotività. Si tratta della percezione che l’inconscio ha dell’oggetto e che viene trasmessa al conscio da esso. 

Se osserviamo bene ci troviamo di fronte una rappresentazione perfetta delle dimensioni sottili lette in chiave psicologica.

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