Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 3° parte. La ricerca Alchemica in occidente

La possibilità di trasformare un elemento in un altro è alla base della ricerca alchemica. Questo tipo di ricerca si è sviluppato sia in Occidente quanto in Oriente: in Mesopotamia, India e Cina. Benché l’Alchimia Occidentale venga fatta tradizionalmente risalire all’antico Egitto, nella mitica figura di Ermete Trismegisto, i primi testi manoscritti di carattere alchimistico, provenienti da Alessandria, sono stati redatti in greco solo tra il 2° ed il 5° secolo d.C..
L’idea di fondo dell’Alchimia, sia in occidente quanto in oriente, sta nell’analogia tra la Materia e l’Uomo e alla conseguente possibilità di trasmutare in una realtà più pura sia l’uno che l’altro. Da un lato quindi si cercava di trasmutare, per esempio, il vile piombo in prezioso oro, dall’altro si cercava una via di trasmutazione dell’Uomo grezzo in Uomo divino. In molti casi i due percorsi coincidevano, essendo l’uno una metafora dell’altro, in altri casi si formarono scuole diversificate, dando vita ad una ricerca alchemica operativa, da cui in seguito si sviluppò la chimica, ed una speculativa/spirituale, aspetto che all’inizio del‘900 è stato divulgato da Evola in “La Tradizione Ermetica”. In Oriente questa distinzione è molto più chiara che in Occidente. In Cina ci sono infatti due termini differenti per questi due percorsi: Nei Dan (via interna) e Wai Dan (via esterna); anche i testi indiani sanciscono con grande chiarezza l’esistenza di queste due vie, pur utilizzando il medesimo termine: Rasayana.

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 2° parte. La visione mediterranea: la Grecia

LA GRECIA

La concezione dei 4 Elementi, si formò per gradi in Grecia a partire dal 600 a.C. e fu quindi diversamente intesa ed interpretata dai diversi filosofi nel corso del tempo.

In un primo tempo i filosofi greci formulano il concetto di archè, principio primo, unico e immutabile, che costituisce tutti gli oggetti materiali. Per il filosofo Talete tale principio era l’Acqua l’elemento primordiale origine di tutte le cose, per Anassimene invece era l’Aria, per Eraclito era il Fuoco mentre per Ferecide era la Terra.  

Empedocle di Agrigento abbandonò l’idea di una singola arché e considerò 4 Elementi all’origine del mondo – Terra (solida), Acqua (liquida), Aria (gassosa), Fuoco (ardente e consumatore) –  che si uniscono o si dividono per effetto di due forze cosmiche: “amicizia” e “discordia”, cioè attrazione e repulsione.
Empedocle considerava i 4 Elementi come ben distinti e inconvertibili l’uno nell’altro, ma in grado di formare tutte le varietà della materia mescolandosi tra loro in varie proporzioni.

Filistione, suo allievo, attribuì agli elementi precise caratteristiche: “del Fuoco è proprio il caldo, dell’Aria il freddo, dell’Acqua l’umido, della Terra il secco”.

Platone li associò ad altrettante figure geometriche solide (i solidi platonici) considerando però anche un 5° Elemento, senza però specificarne la natura, che venne in seguito identificato da Aristotele con l’Etere. Per Platone i 4 Elementi non indicavano la materia, ma piuttosto un sua condizione di essere.
Nel Timeo li descrive così: “Iddio, pose Acqua e Aria in mezzo a Fuoco e Terra, e li proporzionò fra loro il più possibile; in modo che il Fuoco fosse rivolto verso l’aria, l’Aria fosse rivolta verso l’Acqua e l’Acqua fosse rivolta verso la Terra. Infine collegò la Terra al Fuoco e compose un corpo visibile e palpabile.”

E’ da sottolineare che questa disposizione degli Elementi risulta fatta sulla base “gerarchica” della caratteristica di leggerezza/pesantezza degli stessi: Il Fuoco, l’elemento più leggero e meno corporeo e consistente, è in alto e contrapposto alla Terra, l’elemento più pesante, che è in basso; l’Aria e l’Acqua sono elementi intermedi, con l’Aria tendente verso l’alto e l’Acqua verso il basso. 

Per Aristotele, a differenza di Empedocle, i 4 Elementi sono invece convertibili l’uno nell’altro. Tutti i corpi agiscono gli uni sugli altri e si modificano in virtù delle loro qualità tangibili (cioè in base alla loro consistenza) e delle loro contrarietà (per esempio il caldo è contrario/opposto al freddo). 

Egli assegna a ciascun elemento, o principio, due qualità primarie, una delle quali comune con un altro elemento: il Fuoco è caldo e secco, l’Aria è calda e umida, l’Acqua è fredda e umida, la Terra è fredda e secca.

Oltre alla coppia di contrari caldo/freddo, troviamo così la coppia di contrari formata da umido/secco.
In ciascun elemento prevale una delle due qualità. Il Fuoco è più caldo che secco, l’Aria è più umida che calda, l’Acqua è più fredda che umida, la Terra è più secca che fredda. La proporzione relativa e l’azione reciproca di queste qualità determina il carattere specifico dell’elemento. Sulla base delle caratteristiche primarie attribuite agli Elementi, la loro disposizione reciproca viene a differire da quella indicata da Platone, che era determinata sulla base della loro leggerezza e pesantezza, e si presenta in questo modo:

4-elementi

 

Aristotele assegnò agli Elementi anche altre caratteristiche secondarie:

per il Fuoco, lo stato radiante (luce) e il colore rosso

per l’Aria, lo stato di gas e il colore bianco

per l’Acqua lo stato liquido e il colore blu

per la Terra lo stato solido e il colore nero.

Secondo la visione di Aristotele gli elementi non sono quindi immutabili. Ciascuno di essi può essere trasformato in un qualsiasi altro attraverso il mutamento di una (o ambedue) delle qualità fondamentali nel suo opposto: “Noi sosteniamo che il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra sono vicendevolmente trasformabili l’uno nell’altro, e che ciascuno è potenzialmente latente negli altri, come si verifica per tutte le altre cose aventi un unico sostrato comune che sta alla base di esse e nel quale esse possono in ultima analisi risolversi”.

Le trasformazioni più facili sono tra elementi che hanno una qualità in comune: la trasformazione di Acqua

in Aria (o viceversa) è altrettanto facile che quella da Aria a Fuoco. Risulta difficile la trasformazione da Aria in Terra, o viceversa. Oltre alle trasformazioni dette si possono avere anche unioni tra elementi che si scambiano le loro qualità in modo da produrne altri due. Ad esempio: Acqua (freddo – umido) + Fuoco (caldo – secco) può originare Terra (freddo – secco) + Aria (caldo – umido) e per capire a cosa si riferisce Aristotele, basta pensare ad un fuoco che si spegne con dell’acqua.

Squeri-GRECIA

Rappresentazione dei quattro elementi aristotelici secondo G.W. Leibniz (Dissertatio de arte combinatoria, 1666).

In questa figura sono rappresentati i passaggi da un elemento ad un altro per perdita o acquisto di una delle quattro qualità e le combinazioni possibili fra esse.

Anticipo che questa caratteristica degli Elementi, che definirei “dinamica”, è affine a quella cinese dove ogni Elemento, o meglio, come vedremo, ogni Movimento dell’energia, esprime una particolare fase energetica che produce quella successiva (Ciclo di Generazione) mentre contrasta quella opposta (Ciclo di Moderazione).

La differenza è che mentre in Cina questi concetti sono diventati la base della medicina, dell’architettura e di molte altre discipline, nell’area mediterranea questo aspetto ha trovato un suo sviluppo, secoli dopo, solo nella ricerca alchemica che, sotto il manto protettivo del simbolismo esoterico, si è sviluppata nel medioevo e nel rinascimento sia come metodologia iniziatica che come pratica operativa sulla materia.

Concludo riportando da “La teoria indù dei cinque elementi – Da Studi sull’Induismo” le considerazioni di René Guénon circa la correlazione della visione indù con quella dei filosofi greci, che evidenziano bene le differenze presenti fra le diverse interpretazioni degli Elementi da parte dei filosofi greci.

“Prima di tutto, la maggior parte dei filosofi greci ammettevano solo quattro elementi, perché non riconoscevano l’etere quale elemento distinto.

Qualche eccezione però esiste, in particolare nel caso di Empedocle, il quale ammetteva i cinque elementi, ma sviluppantisi nel seguente ordine: etere, fuoco, terra, acqua e aria, ordine che presenta un aspetto difficilmente giustificabile; per di più, secondo qualcuno, questo filosofo avrebbe anch’egli accettato quattro elementi soltanto, che sarebbero allora indicati in ordine diverso: terra, acqua, aria e fuoco. Quest’ordine è esattamente l’inverso di quello che si trova in Platone; ragione per cui si può forse pensare che esso sia, non già l’ordine di produzione degli elementi, bensì il loro ordine di riassorbimento gli uni negli altri.

Secondo diverse testimonianze, gli Orfici e i Pitagorici riconoscevano i cinque elementi, cosa perfettamente normale dato il carattere propriamente tradizionale delle loro dottrine; del resto, più tardi anche Aristotele li riconobbe; in tutti i casi, però, l’importanza e la funzione dell’etere non sono mai state fra i Greci né così accettate né tanto chiaramente definite quanto fra gli Indù.

A onta di certi brani del Fedone e del Timeo, senza dubbio di ispirazione pitagorica, Platone tiene generalmente conto solo di quattro elementi: secondo lui il fuoco e la terra sono gli elementi estremi, e l’aria e l’acqua gli elementi intermedi, e tale ordine differisce da quello tradizionale degli Indù per l’inversione dell’aria con il fuoco; ci sarebbe da chiedersi se non si tratti piuttosto di una confusione tra l’ordine di produzione e una ripartizione secondo quelli che possiamo definire i “gradi di sottigliezza” degli elementi, anche se in questo caso ci sarebbe ancora da appurare se l’enumerazione seguita da Platone corrisponda effettivamente, nell’intenzione del suo autore, a un ordine di produzione. Platone concorda con la dottrina indù quando attribuisce al fuoco la visibilità come qualità propria, ma se ne allontana quando attribuisce la tangibilità alla terra invece di attribuirla all’aria; inoltre, sembra ben difficile trovare nei Greci una corrispondenza rigorosamente definita tra gli elementi e le qualità sensibili; ed è facile capire il perché, giacché, accettando soltanto quattro elementi, si dovrebbe avvertire immediatamente in tale corrispondenza una lacuna, dal momento che, per altri versi, il numero cinque è sempre uniformemente ammesso per quel che riguarda i sensi.

In Aristotele si trovano considerazioni di tipo del tutto diverso, le quali concernono anch’esse le qualità, ma

non nel senso delle qualità sensibili vere e proprie; tali considerazioni si fondano in effetti sulle combinazioni del caldo e del freddo — che sono rispettivamente principi di espansione e di condensazione — con il secco e con l’umido; il fuoco è caldo e secco, l’aria calda e umida, l’acqua fredda e umida, la terra fredda e secca.”

IN SINTESI

Empedocle considerò i 4 Elementi come ben distinti e inconvertibili l’uno nell’altro. Platone li relazionò fra loro considerandoli sulla base “gerarchica” della caratteristica di leggerezza/pesantezza degli stessi, in un “modello statico”, in cui il Fuoco è in alto, contrapposto alla Terra, che è in basso; l’Aria e l’Acqua sono elementi intermedi: l’Aria tendente verso l’alto e l’Acqua verso il basso.

Platone considerò anche un 5° Elemento, identificato in seguito da Aristotele nell’Etere, origine degli altri Elementi.

Per Aristotele i 4 Elementi sono invece convertibili l’uno nell’altro, sulla base delle loro caratteristiche primarie: il Fuoco è caldo e secco, l’Aria è calda e umida, l’Acqua è fredda e umida mentre la Terra è fredda e secca. Si tratta quindi di un modello “dinamico” in cui la disposizione reciproca degli Elementi si basa sulle combinazioni delle loro caratteristiche primarie e sulla loro convertibilità: L’Acqua risulta contrapposta al Fuoco mentre l’Aria è contrapposta alla Terra.

Franco Squeri, nato a Milano il 3 luglio 1956. Ha praticato per una ventina d’anni Judo Tradizionale presso il Bu-sen di Milano ove conseguì il 4° dan. In seguito ha studiato diverse pratiche di crescita personale e di riequilibrio energetico. Nel 1998 ha scoperto, ai suoi albori, la Tecnica Energo-Vibrazionale sviluppata da Roberto Zamperini ed ha in seguito collaborato attivamente con il C.R.E.S.S. anche come Istruttore.