Uno strumento che dona consapevolezza e richiede consapevolezza: Il PALMING

Per gli antichi, di ogni latitudine e cultura, il mondo materiale era il precipitato, la parte più concreta e addensata, di un mondo più ampio, e per lo più ineffabile. Concepivano il mondo fisico come generato, sostenuto e alimentato da una forza invisibile e misteriosa che tutto permeava e avvolgeva.

Questa forza/energia ha acquistato molti nomi nel corso dei millenni: in Cina era chiamato QI, in Giappone Ki, in India Prana, in Grecia Pneuma, ecc…. Oggi la definiamo più semplicemente Energia Sottile, per differenziarla dalle forme di energie conosciute e studiate dalla Scienza, le energie dense.

Senza far voli pindarici e dal sapore troppo new age possiamo dire che le due energie, seppur diverse e sottostanti a regole a volte dissimili, sono interagenti e formano un tutt’uno.

Come due parti di una stessa medaglia interagiscono e sono una cosa sola, pur presentandosi apparentemente diverse.

Poiché ogni cosa, accettando il paradigma antico, è permeata di tale energia, sviluppare una sensibilità precisa ed educata a questapermette sperimentare in vivo gli effetti delle più svariate cose: dalle sostanze di cui ci nutriamo, alle forze che si muovononelle nostre interazioni quotidiane, alla qualità delle pratiche che seguiamo.

Ma non solo, ci aiuta a comprendere come mai la natura prediliga e seguacerte proporzioni geometriche, quali siano i moti sottili che suscitano nel nostro sistema energeticosuoni, simboli, preghiere e rituali, ecc.

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Cosa centra Socrate con la Tecnica Energo-Vibrazionale? 1°parte

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Recita cosi il Testo di accusa che Diogene Laerzio ci tramanda , dicendo di averlo ricavato dagli archivi Ufficiali di Atene : “ Socrate è colpevole di non riconoscere gli Dèi che la città riconosce e di introdurre nuove divinità ; è colpevole anche di corrompere i giovani “.

Immaginiamo che il Divino Socrate riprenda le sue vesti terrestri .

Se già ben 2400 anni fa’ fu processato e condannato a morte da cinquecento membri Ateniesi, con le accuse sopra riportate,   per il suo continuo lavoro introspettivo rivolto al popolo della sua amata città Atene, ai giorni nostri dove la Virtù della Aletheia ,della verità, è stata letteralmente spodestata da una logica di mercato e utilità, cosa farebbe Socrate ?

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 5° parte. La visione cinese.

LA VISIONE CINESE. PREMESSA

Gli elementi costitutivi più antichi della Filosofia Cinese riguardano la Numerologia e affondano le radici nel mito, che rimanda ad un’epoca remota, a più di 4000 anni fa, quindi molto prima della formulazione organizzata dei principi filosofici che sfociarono poi nella nascita del Taoismo. Il termine “Taoismo” designa infatti sia le dottrine a carattere filosofico e mistico, esposte principalmente nelle opere attribuite a Lao Tzu e Chuang Tzu tra il IV e III secolo a.C., che il Taoismo istituzionalizzatosi come tale all’incirca nel I secolo d.C.

Il Taoismo non possiede né un insegnamento morale, come il Confucianesimo, né un credo religioso, come inteso nella nostra cultura indoeuropea. E’ principalmente una filosofia pragmatica centrata sulla collocazione e la funzione dell’Uomo e di tutte le creature nel cosmo e su come armonizzarsi con i fenomeni energetici che si svolgono in esso. Accanto ai principi taoisti, il pensiero cinese abbracciò gli insegnamenti morali di Confucio e quelli spirituali del Buddhismo, proveniente dall’India. A questo proposito, un elemento da tenere in considerazione approcciandosi alla filosofia cinese è che ciò che oggi sembra essere un tutt’uno coerente è invece il frutto d’una lunga evoluzione e rielaborazione, dovuta non solo allo sviluppo del pensiero ma anche da accadimenti storici e politici, nonché da un amalgama di idee e teorie anche assai diverse fra loro.

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 3° parte. La ricerca Alchemica in occidente

La possibilità di trasformare un elemento in un altro è alla base della ricerca alchemica. Questo tipo di ricerca si è sviluppato sia in Occidente quanto in Oriente: in Mesopotamia, India e Cina. Benché l’Alchimia Occidentale venga fatta tradizionalmente risalire all’antico Egitto, nella mitica figura di Ermete Trismegisto, i primi testi manoscritti di carattere alchimistico, provenienti da Alessandria, sono stati redatti in greco solo tra il 2° ed il 5° secolo d.C..
L’idea di fondo dell’Alchimia, sia in occidente quanto in oriente, sta nell’analogia tra la Materia e l’Uomo e alla conseguente possibilità di trasmutare in una realtà più pura sia l’uno che l’altro. Da un lato quindi si cercava di trasmutare, per esempio, il vile piombo in prezioso oro, dall’altro si cercava una via di trasmutazione dell’Uomo grezzo in Uomo divino. In molti casi i due percorsi coincidevano, essendo l’uno una metafora dell’altro, in altri casi si formarono scuole diversificate, dando vita ad una ricerca alchemica operativa, da cui in seguito si sviluppò la chimica, ed una speculativa/spirituale, aspetto che all’inizio del‘900 è stato divulgato da Evola in “La Tradizione Ermetica”. In Oriente questa distinzione è molto più chiara che in Occidente. In Cina ci sono infatti due termini differenti per questi due percorsi: Nei Dan (via interna) e Wai Dan (via esterna); anche i testi indiani sanciscono con grande chiarezza l’esistenza di queste due vie, pur utilizzando il medesimo termine: Rasayana.

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 4° parte. La visione mediterranea: l’Egitto e la civiltà araba

l’Egitto e la civiltà araba

Nell’area mediterranea la civiltà che ebbe il maggior sviluppo temporale fu senza dubbio quella egiziana.

Sappiamo che questa civiltà influenzò molto il nascente pensiero ellenico e in seguito quello alchemico medioevale e l’ermetismo in generale, che attribuirono all’antico Egitto fonte mitica del  loro sapere esoterico.

Per quanto riguarda l’argomento della presente ricerca le uniche informazioni che sono riuscito a trovare riguardano solo il fatto che anche in Egitto si consideravano i 4 Elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco, ai quali venivano associati i 4 organi principali del corpo, quelli che nel corso del processo d’imbalsamazione venivano conservati nei vasi canopi: l’elemento Terra era associato ai polmoni, l’elemento Acqua allo stomaco, l’elemento Aria al fegato e l’elemento Fuoco era associato all’intestino.

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 4° parte. La visione indiana.

LA VISIONE INDIANA

Della filosofia indù tradizionale è interessante qui analizzare, per quanto possibile, ciò che riguarda gli Elementi costituivi della Natura, perché è assai probabile che, per ragioni geografiche, essa abbia influenzato lo sviluppo della filosofica greca. Contatti tra la Grecia classica e l’India sono infatti accertati.

Come panoramica generale della visione indù, faccio riferimento a “La teoria indù dei cinque elementi – Da Studi sull’Induismo” di René Guénon, da cui ho estrapolato i concetti. Le citazioni testuali sono evidenziate in corsivo.

Poiché la concezione indù degli Elementi s’inserisce ovviamente nel più ampio contesto della loro visione filosofico-religiosa, come del resto accade per quella cinese, ne riporto alcuni concetti basilari.

PAKRITI

Prakṛiti è la causa originaria attraverso cui l’universo esiste e si esplica, principio contrapposto a quello di Puruṣha, spirito puro. E’ descritta come la “forza motrice primordiale”. Normalmente si rende con “natura”,o anche “materia”: è attività pura ma inconsapevole, il principio che dall’immanifesto dà origine, per evoluzione e trasformazione, a tutto ciò che è manifesto, intendendo con ciò sia la realtà materiale chequella mentale. È quindi una polarità energetica dell’Essere e della sostanza cosmica dell’universo in quanto, secondo Guenon, Prakriti implica l’idea del “divenire”. Gli Elementi sono perciò considerati come determinazioni sostanziali o, in altri termini, modificazioni di Prakriti.

I 3 GUNA

I Guṇa sono i tre componenti ultimi della Prakṛti, ed è proprio l’alterazione dell’equilibrio iniziale dei tre Guṇa a dare origine all’evoluzione, dalla quale derivano tutti gli elementi del cosmo nonché quelli che ne permettono la percezione, fisica e mentale. Dunque i Guṇa possono essere visti come i componenti che a causa del loro incessante combinarsi determinano i dettagli dell’evoluzione cosmica. I tre Guna sono:

RAJAS (dalla radice rañj: “colorato”, “dinamico”) – indica la componente che mette in moto la manifestazione;

SATTVA (dalla radice sat: “esistente”) – indica la componente che illumina, che rivela il manifesto;

TAMAS (“oscurità”) – indica la componente che tende ad ostacolare il dinamismo della manifestazione.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 10°Parte. Il mandala, da Jung allo Spazio Sacro

Il Mandala, da Jung allo Spazio Sacro

“Con la sua forma circolare il Mandala esprime pienezza e integrazione… viene usato per favorire la concentrazione e quale mezzo per unificare la coscienza individuale, la personalità egoica dell’uomo…con la superiore personalità Divina del non-Io, dell’Inconscio…” C. G. Jung

Nei sogni e nei disegni spontanei dei suoi pazienti Jung notò che man mano che la terapia psicologica si faceva più profonda, più vicina al nucleo del Sé, cominciavano ad apparire delle figure geometriche tipiche,  sempre più precise e complete quanto più il paziente si avvicinava ad un alto grado di integrazione interiore.

Le stesse figure geometriche che venivano usate nei rosoni delle chiese più antiche, o in paesi dell’allora lontano oriente dai monaci buddisti o dagli yoghi per facilitare la meditazione.

Figure circolari con impressi all’interno disegni schematici precisi di vario genere, chiamati in oriente Màndala.

Per gli orientali tale struttura geometrica sarebbe un Cosmogramma, una rappresentazione geometrica della struttura dell’Universo nel suo complesso metafisico e fisico assieme.

Una mappatura di come sia fatto e come funzioni l’Universo in un linguaggio simbolico e regolare…il linguaggio del più profondo inconscio.

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 2° parte. La visione mediterranea: la Grecia

LA GRECIA

La concezione dei 4 Elementi, si formò per gradi in Grecia a partire dal 600 a.C. e fu quindi diversamente intesa ed interpretata dai diversi filosofi nel corso del tempo.

In un primo tempo i filosofi greci formulano il concetto di archè, principio primo, unico e immutabile, che costituisce tutti gli oggetti materiali. Per il filosofo Talete tale principio era l’Acqua l’elemento primordiale origine di tutte le cose, per Anassimene invece era l’Aria, per Eraclito era il Fuoco mentre per Ferecide era la Terra.  

Empedocle di Agrigento abbandonò l’idea di una singola arché e considerò 4 Elementi all’origine del mondo – Terra (solida), Acqua (liquida), Aria (gassosa), Fuoco (ardente e consumatore) –  che si uniscono o si dividono per effetto di due forze cosmiche: “amicizia” e “discordia”, cioè attrazione e repulsione.
Empedocle considerava i 4 Elementi come ben distinti e inconvertibili l’uno nell’altro, ma in grado di formare tutte le varietà della materia mescolandosi tra loro in varie proporzioni.

Filistione, suo allievo, attribuì agli elementi precise caratteristiche: “del Fuoco è proprio il caldo, dell’Aria il freddo, dell’Acqua l’umido, della Terra il secco”.

Platone li associò ad altrettante figure geometriche solide (i solidi platonici) considerando però anche un 5° Elemento, senza però specificarne la natura, che venne in seguito identificato da Aristotele con l’Etere. Per Platone i 4 Elementi non indicavano la materia, ma piuttosto un sua condizione di essere.
Nel Timeo li descrive così: “Iddio, pose Acqua e Aria in mezzo a Fuoco e Terra, e li proporzionò fra loro il più possibile; in modo che il Fuoco fosse rivolto verso l’aria, l’Aria fosse rivolta verso l’Acqua e l’Acqua fosse rivolta verso la Terra. Infine collegò la Terra al Fuoco e compose un corpo visibile e palpabile.”

E’ da sottolineare che questa disposizione degli Elementi risulta fatta sulla base “gerarchica” della caratteristica di leggerezza/pesantezza degli stessi: Il Fuoco, l’elemento più leggero e meno corporeo e consistente, è in alto e contrapposto alla Terra, l’elemento più pesante, che è in basso; l’Aria e l’Acqua sono elementi intermedi, con l’Aria tendente verso l’alto e l’Acqua verso il basso. 

Per Aristotele, a differenza di Empedocle, i 4 Elementi sono invece convertibili l’uno nell’altro. Tutti i corpi agiscono gli uni sugli altri e si modificano in virtù delle loro qualità tangibili (cioè in base alla loro consistenza) e delle loro contrarietà (per esempio il caldo è contrario/opposto al freddo). 

Egli assegna a ciascun elemento, o principio, due qualità primarie, una delle quali comune con un altro elemento: il Fuoco è caldo e secco, l’Aria è calda e umida, l’Acqua è fredda e umida, la Terra è fredda e secca.

Oltre alla coppia di contrari caldo/freddo, troviamo così la coppia di contrari formata da umido/secco.
In ciascun elemento prevale una delle due qualità. Il Fuoco è più caldo che secco, l’Aria è più umida che calda, l’Acqua è più fredda che umida, la Terra è più secca che fredda. La proporzione relativa e l’azione reciproca di queste qualità determina il carattere specifico dell’elemento. Sulla base delle caratteristiche primarie attribuite agli Elementi, la loro disposizione reciproca viene a differire da quella indicata da Platone, che era determinata sulla base della loro leggerezza e pesantezza, e si presenta in questo modo:

4-elementi

 

Aristotele assegnò agli Elementi anche altre caratteristiche secondarie:

per il Fuoco, lo stato radiante (luce) e il colore rosso

per l’Aria, lo stato di gas e il colore bianco

per l’Acqua lo stato liquido e il colore blu

per la Terra lo stato solido e il colore nero.

Secondo la visione di Aristotele gli elementi non sono quindi immutabili. Ciascuno di essi può essere trasformato in un qualsiasi altro attraverso il mutamento di una (o ambedue) delle qualità fondamentali nel suo opposto: “Noi sosteniamo che il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra sono vicendevolmente trasformabili l’uno nell’altro, e che ciascuno è potenzialmente latente negli altri, come si verifica per tutte le altre cose aventi un unico sostrato comune che sta alla base di esse e nel quale esse possono in ultima analisi risolversi”.

Le trasformazioni più facili sono tra elementi che hanno una qualità in comune: la trasformazione di Acqua

in Aria (o viceversa) è altrettanto facile che quella da Aria a Fuoco. Risulta difficile la trasformazione da Aria in Terra, o viceversa. Oltre alle trasformazioni dette si possono avere anche unioni tra elementi che si scambiano le loro qualità in modo da produrne altri due. Ad esempio: Acqua (freddo – umido) + Fuoco (caldo – secco) può originare Terra (freddo – secco) + Aria (caldo – umido) e per capire a cosa si riferisce Aristotele, basta pensare ad un fuoco che si spegne con dell’acqua.

Squeri-GRECIA

Rappresentazione dei quattro elementi aristotelici secondo G.W. Leibniz (Dissertatio de arte combinatoria, 1666).

In questa figura sono rappresentati i passaggi da un elemento ad un altro per perdita o acquisto di una delle quattro qualità e le combinazioni possibili fra esse.

Anticipo che questa caratteristica degli Elementi, che definirei “dinamica”, è affine a quella cinese dove ogni Elemento, o meglio, come vedremo, ogni Movimento dell’energia, esprime una particolare fase energetica che produce quella successiva (Ciclo di Generazione) mentre contrasta quella opposta (Ciclo di Moderazione).

La differenza è che mentre in Cina questi concetti sono diventati la base della medicina, dell’architettura e di molte altre discipline, nell’area mediterranea questo aspetto ha trovato un suo sviluppo, secoli dopo, solo nella ricerca alchemica che, sotto il manto protettivo del simbolismo esoterico, si è sviluppata nel medioevo e nel rinascimento sia come metodologia iniziatica che come pratica operativa sulla materia.

Concludo riportando da “La teoria indù dei cinque elementi – Da Studi sull’Induismo” le considerazioni di René Guénon circa la correlazione della visione indù con quella dei filosofi greci, che evidenziano bene le differenze presenti fra le diverse interpretazioni degli Elementi da parte dei filosofi greci.

“Prima di tutto, la maggior parte dei filosofi greci ammettevano solo quattro elementi, perché non riconoscevano l’etere quale elemento distinto.

Qualche eccezione però esiste, in particolare nel caso di Empedocle, il quale ammetteva i cinque elementi, ma sviluppantisi nel seguente ordine: etere, fuoco, terra, acqua e aria, ordine che presenta un aspetto difficilmente giustificabile; per di più, secondo qualcuno, questo filosofo avrebbe anch’egli accettato quattro elementi soltanto, che sarebbero allora indicati in ordine diverso: terra, acqua, aria e fuoco. Quest’ordine è esattamente l’inverso di quello che si trova in Platone; ragione per cui si può forse pensare che esso sia, non già l’ordine di produzione degli elementi, bensì il loro ordine di riassorbimento gli uni negli altri.

Secondo diverse testimonianze, gli Orfici e i Pitagorici riconoscevano i cinque elementi, cosa perfettamente normale dato il carattere propriamente tradizionale delle loro dottrine; del resto, più tardi anche Aristotele li riconobbe; in tutti i casi, però, l’importanza e la funzione dell’etere non sono mai state fra i Greci né così accettate né tanto chiaramente definite quanto fra gli Indù.

A onta di certi brani del Fedone e del Timeo, senza dubbio di ispirazione pitagorica, Platone tiene generalmente conto solo di quattro elementi: secondo lui il fuoco e la terra sono gli elementi estremi, e l’aria e l’acqua gli elementi intermedi, e tale ordine differisce da quello tradizionale degli Indù per l’inversione dell’aria con il fuoco; ci sarebbe da chiedersi se non si tratti piuttosto di una confusione tra l’ordine di produzione e una ripartizione secondo quelli che possiamo definire i “gradi di sottigliezza” degli elementi, anche se in questo caso ci sarebbe ancora da appurare se l’enumerazione seguita da Platone corrisponda effettivamente, nell’intenzione del suo autore, a un ordine di produzione. Platone concorda con la dottrina indù quando attribuisce al fuoco la visibilità come qualità propria, ma se ne allontana quando attribuisce la tangibilità alla terra invece di attribuirla all’aria; inoltre, sembra ben difficile trovare nei Greci una corrispondenza rigorosamente definita tra gli elementi e le qualità sensibili; ed è facile capire il perché, giacché, accettando soltanto quattro elementi, si dovrebbe avvertire immediatamente in tale corrispondenza una lacuna, dal momento che, per altri versi, il numero cinque è sempre uniformemente ammesso per quel che riguarda i sensi.

In Aristotele si trovano considerazioni di tipo del tutto diverso, le quali concernono anch’esse le qualità, ma

non nel senso delle qualità sensibili vere e proprie; tali considerazioni si fondano in effetti sulle combinazioni del caldo e del freddo — che sono rispettivamente principi di espansione e di condensazione — con il secco e con l’umido; il fuoco è caldo e secco, l’aria calda e umida, l’acqua fredda e umida, la terra fredda e secca.”

IN SINTESI

Empedocle considerò i 4 Elementi come ben distinti e inconvertibili l’uno nell’altro. Platone li relazionò fra loro considerandoli sulla base “gerarchica” della caratteristica di leggerezza/pesantezza degli stessi, in un “modello statico”, in cui il Fuoco è in alto, contrapposto alla Terra, che è in basso; l’Aria e l’Acqua sono elementi intermedi: l’Aria tendente verso l’alto e l’Acqua verso il basso.

Platone considerò anche un 5° Elemento, identificato in seguito da Aristotele nell’Etere, origine degli altri Elementi.

Per Aristotele i 4 Elementi sono invece convertibili l’uno nell’altro, sulla base delle loro caratteristiche primarie: il Fuoco è caldo e secco, l’Aria è calda e umida, l’Acqua è fredda e umida mentre la Terra è fredda e secca. Si tratta quindi di un modello “dinamico” in cui la disposizione reciproca degli Elementi si basa sulle combinazioni delle loro caratteristiche primarie e sulla loro convertibilità: L’Acqua risulta contrapposta al Fuoco mentre l’Aria è contrapposta alla Terra.

Franco Squeri, nato a Milano il 3 luglio 1956. Ha praticato per una ventina d’anni Judo Tradizionale presso il Bu-sen di Milano ove conseguì il 4° dan. In seguito ha studiato diverse pratiche di crescita personale e di riequilibrio energetico. Nel 1998 ha scoperto, ai suoi albori, la Tecnica Energo-Vibrazionale sviluppata da Roberto Zamperini ed ha in seguito collaborato attivamente con il C.R.E.S.S. anche come Istruttore.

 

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 9°Parte. Il Sé, Archetipo della Totalità

Il Sé, Archetipo della Totalità

Abbiamo definito l’Io come una funzione psichica che fa da centro alla psiche cosciente, un meccanismo che aggrega i contenuti che appaiono nella coscienza dandogli un centro di riferimento.  Jung lo paragona al produttore di un reticolato cristallino psichico, una struttura che unisce e dà continuità ad impressioni e forme pensiero separate. 

In pratica un Campo Ordinatore. 

All’Io Jung contrappone il Sé come vero centro psichico.

Il Sé è “un’entità sovraordinata all’Io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente, ma anche la psiche inconscia (tutti i livelli dell’inconscio personale e collettivo)”

E’ una struttura ben più complessa e difficilmente definibile visto che arriva a toccare sia il conscio che tutti gli strati dell’inconscio, fino a quelli più atavici, fino a quelli, a mio avviso, Universali, Cosmici.

Esso è contemporaneamente la totalità dei fenomeni psichici e il centro della totalità.

E’ il contenitore delle funzioni, degli strati e degli opposti psichici, e nel contempo il loro centro aggregante, unificatore.

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Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 1°parte

Mi chiamo Franco Squeri e conosco la TEV® dai sui albori. M’imbattei in Roberto Zamperini nel lontano 1998 quando trovai in libreria la prima edizione di “Energie libro-3d-Energie-Sottili-Sottili”. Il librò mi entusiasmò perché affrontava l’argomento con un taglio nuovo, partendo da sperimentazioni concrete personali secondo un’ottica occidentale e razionale. Si parlava dell’accumulatore orgonico e dei suoi limiti e questo s’agganciava al fatto che parecchi anni prima, era la metà degli anni ’70, nello scantinato del Bu-sen, lo storico Dojo milanese di Judo, avevamo costruito proprio l’accumulatore di Reich per vedere se avrebbe incrementato il nostro Ki! Così non fu ma l’interesse verso l’energia vitale si riaccese con la lettura di questo libro. Scrissi una lettera a Roberto che mi consigliò un corso di Pranic Healing presso un suo allievo a Monza, dove poco dopo tenne uno dei suoi primi “corsi introduttivi”. Allora non c’era ancora il Cleanergy, che vide la luce poco dopo nella sua prima versione “metallica” e che acquistai subito. Negli anni successivi ho seguito lo sviluppo della TEV®, dapprima indirettamente attraverso i corsi tenuti a Torino da Di Maria e Bucchini ed in seguito partecipando attivamente alle sperimentazioni sui 7 Raggi organizzate on-line da Roberto attraverso il suo forum, di cui ero anche moderatore, e quindi, su invito di Sonia, diventando istruttore.

Questa mia ricerca è nata per caso, dall’osservazione che il concetto di Spazio Sacro della TEV® aveva una strana assonanza con il modello cinese chiamato Ba-gua (otto direzioni), in cui mi ero imbattuto seguendo un corso di Tai Chi. Ho provato quindi a cercare cosa ci fosse stato nell’antichità a riguardo e ne venne fuori questo mio lavoro che Sonia ha ritenuto degno d’essere pubblicato “a piccole puntate” sul blog del CRESS.

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