Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 5° parte. La visione cinese.

LA VISIONE CINESE. PREMESSA

Gli elementi costitutivi più antichi della Filosofia Cinese riguardano la Numerologia e affondano le radici nel mito, che rimanda ad un’epoca remota, a più di 4000 anni fa, quindi molto prima della formulazione organizzata dei principi filosofici che sfociarono poi nella nascita del Taoismo. Il termine “Taoismo” designa infatti sia le dottrine a carattere filosofico e mistico, esposte principalmente nelle opere attribuite a Lao Tzu e Chuang Tzu tra il IV e III secolo a.C., che il Taoismo istituzionalizzatosi come tale all’incirca nel I secolo d.C.

Il Taoismo non possiede né un insegnamento morale, come il Confucianesimo, né un credo religioso, come inteso nella nostra cultura indoeuropea. E’ principalmente una filosofia pragmatica centrata sulla collocazione e la funzione dell’Uomo e di tutte le creature nel cosmo e su come armonizzarsi con i fenomeni energetici che si svolgono in esso. Accanto ai principi taoisti, il pensiero cinese abbracciò gli insegnamenti morali di Confucio e quelli spirituali del Buddhismo, proveniente dall’India. A questo proposito, un elemento da tenere in considerazione approcciandosi alla filosofia cinese è che ciò che oggi sembra essere un tutt’uno coerente è invece il frutto d’una lunga evoluzione e rielaborazione, dovuta non solo allo sviluppo del pensiero ma anche da accadimenti storici e politici, nonché da un amalgama di idee e teorie anche assai diverse fra loro.

Riporto quanto scrive Giulia Boschi:

“La speculazione filosofica all’inizio della dinastia Han, nel II sec. a.C., è caratterizzata dalla necessità di recuperare e riorganizzare in raccolte i testi antichi sopravvissuti all’epoca degli “Stati combattenti” e alla furia iconoclasta del primo imperatore Qin. Vennero così fusi in una serie di compilazioni elementi di natura eterogenea; gli ingredienti fondamentali di questo amalgama furono essenzialmente cinque: l’aritmologia binaria del “Classico dei Mutamenti”; la liturgia dei riti imperiali – la quale imponeva diversi colori, direzioni cardinali, strumenti musicali e organi sacrificali a seconda delle stagioni-; le conoscenze mediche ed alchemiche nonché le dottrine soteriologiche dei proto-taoisti; l’etica antropocentrica dei confuciani e le nozioni riguardo l’interazione fra cielo e terra, fra Yin e Yang della prima cosmologia.”.

“Se per i primi taoisti la libertà, la bellezza e la spontaneità della natura si opponevano ad un mondo artificialmente ordinato dall’uomo e la via del saggio consisteva essenzialmente nel liberarsi da ogni preconcetto per potersi duttilmente accordare con il mutevole Tao, attorno al II sec. a.C., invece, la ‘spontaneità’ del Tao viene ricondotta a degli schemi fissi applicabili in qualsiasi contesto. Si tratta di un punto di passaggio fondamentale per lo sviluppo della teoria delle correlazioni sistematiche, che per i successivi duemila anni costituirà il riferimento teorico della medicina tradizionale e di buona parte del pensiero speculativo in generale.”.

Al di là di queste considerazioni, nel pensiero cinese antico emergono a mio avviso due aspetti importanti e fondamentali:

– la sostanziale corrispondenza con il concetto ermetico occidentale “così in alto, così in basso”, antica idea filosofica che ha una forte assonanza con la moderna teoria dei frattali e dell’universo olografico;

– l’atteggiamento pragmatico, che oserei definire laico-scientifico, ben lontano da quello fideistico-religioso che ha influenzato pesantemente il pensiero occidentale.

LA FORMAZIONE DELL’UNIVERSO

Con riferimento al testo “Fondamenti di Medicina Cinese” di Franco Bottalo e Rosa Brotzu, riporto la descrizione della formazione dell’Universo secondo la tradizione cinese, punto di partenza per lo sviluppo della loro visione globale sulla vita (le evidenziazioni sono mie).

Il termine Qi andrebbe tradotto letteralmente come “Soffio” ma è invalsa in Occidente l’abitudine di utilizzare il termine “Energia”, che pure rende bene l’idea del suo significato. Qi è l’Universo nel suo esistere, nel suo attualizzarsi, manifestarsi, ma, secondo la tipica circolarità del pensiero orientale, il manifesto presuppone e trova origine nel non-manifesto.

Questa “esistenza prima dell’esistenza”, questo “senza forma”, questa potenzialità non ancora espressa, è indicata con il termine Dao (Tao), letteralmente “la Via”, la matrice dell’Universo.

Dall’oscuro mistero ecco emergere qualcosa, è chiamato Wuji, il “non-polo”, l’embrione di un’esistenza non ancora polarizzata. Per questo il suo simbolo è un cerchio vuoto. Questo cerchio vuoto si riempie invece nel simbolo del Taiji, “il grande polo”.

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Se il Dao era l’indifferenziazione assoluta e Wuji era un’indifferenziazione che prepara però la differenziazione, il Taiji è la differenziazione presente in potenza, ma non ancora in atto. E’ ancora unità, ma contiene in sé il germe della divisione e quindi della nascita.

Quando questo Qi prende forma ecco apparire i “10.000 esseri”, ecco le forme definite e distinte le une dalle altre, ecco la contrapposizione e la perdita dell’unità. Ecco quello che i cinesi hanno espresso con il termine di Yin-Yang.

La vita si manifesta nella dualità.

In tutti i fenomeni della vita può essere colto un aspetto Yin e uno Yang.

YIN è la ricettività, lo stato d’inerzia e di potenzialità energetica , l’aspetto oscuro, profondo e misterioso; è simboleggiato dall’acqua e la sua caratteristica è scendere verso il basso e di adattarsi ad ogni forma e contenitore.

YANG è l’attività, l’azione, l’espressione della potenzialità energetica, l’aspetto luminoso , superficiale e manifesto; è simboleggiato dal fuoco per la sua natura di movimento incessante e verso l’alto, di leggerezza e di instabilità.

Yin e Yang assoluti non possono esistere in presenza della vita.

Gli aspetti fondamentali da considerare in riferimento allo Yin-Yang sono:

1. complementarietà e opposizione

Proprio in quanto una cosa è bianca avrà in sé anche del nero ed è perché in noi c’è bianco e nero che possiamo cogliere all’esterno bianco e nero e fare distinzioni.

2. relatività

Nulla è Yin o Yang in senso assoluto, ma solo rispetto a qualcosa d’altro a cui viene comparato. Ogni fenomeno è definito Yin o Yang solo in rapporto ad un altro che vi si contrappone.

Ogni fenomeno che abbiamo definito Yin e Yang può, a sua volta, essere diviso in una componente Yin e una Yang.

3. trasformazione

Yin e Yang si compenetrano e si generano l’un l’altro continuamente, in un processo senza sosta di continua trasformazione.

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Uno strumento per esprimere il processo del divenire dei fenomeni dell’Universo sono i numeri. Il numero, come ogni aspetto del pensiero cinese, sfugge ad un inquadramento rigido e schematico; può infatti accadere che uno stesso numero sia abbinato a cose diverse, a seconda del conteso in cui viene inserito.

IN SINTESI

Dal Dao (Tao), l’unità senza forma di pura potenzialità, per separazione e differenziazioni successive, si genera per gradi l’esistenza. Dall’embrione non polarizzato (Wuji) si passa alla polarizzazione presente nel Taiji, in cui le due forze primigenie (Yin e Yang) sono entrambe presenti e complementari. Da qui ha inizio la vera e propria differenziazione e l’avvento dell’universo e dei “10.000 esseri”…L’universo si fonda quindi sulla dualità, presente in ogni sua manifestazione.

Franco Squeri, nato a Milano il 3 luglio 1956. Ha praticato per una ventina d’anni Judo Tradizionale presso il Bu-sen di Milano ove conseguì il 4° dan. In seguito ha studiato diverse pratiche di crescita personale e di riequilibrio energetico. Nel 1998 ha scoperto, ai suoi albori, la Tecnica Energo-Vibrazionale sviluppata da Roberto Zamperini ed ha in seguito collaborato attivamente con il C.R.E.S.S. anche come Istruttore.

Per maggiori informazioni :

http://www.tecnicaenergovibrazionale.com

http://www.cleanergyshop.it

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