Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 10°Parte. Il mandala, da Jung allo Spazio Sacro

Il Mandala, da Jung allo Spazio Sacro

“Con la sua forma circolare il Mandala esprime pienezza e integrazione… viene usato per favorire la concentrazione e quale mezzo per unificare la coscienza individuale, la personalità egoica dell’uomo…con la superiore personalità Divina del non-Io, dell’Inconscio…” C. G. Jung

Nei sogni e nei disegni spontanei dei suoi pazienti Jung notò che man mano che la terapia psicologica si faceva più profonda, più vicina al nucleo del Sé, cominciavano ad apparire delle figure geometriche tipiche,  sempre più precise e complete quanto più il paziente si avvicinava ad un alto grado di integrazione interiore.

Le stesse figure geometriche che venivano usate nei rosoni delle chiese più antiche, o in paesi dell’allora lontano oriente dai monaci buddisti o dagli yoghi per facilitare la meditazione.

Figure circolari con impressi all’interno disegni schematici precisi di vario genere, chiamati in oriente Màndala.

Per gli orientali tale struttura geometrica sarebbe un Cosmogramma, una rappresentazione geometrica della struttura dell’Universo nel suo complesso metafisico e fisico assieme.

Una mappatura di come sia fatto e come funzioni l’Universo in un linguaggio simbolico e regolare…il linguaggio del più profondo inconscio.

Jung dedusse, quindi, che i Màndala, essendo presenti in ogni popolo e in ogni tradizione, emergendo spontanei nella terapia del profondo e diventando sempre più completi e precisi quanto più il paziente avanzava nel processo di guarigione interiore, essi non potevano che essere simboli archetipici del Sé.

“Empiricamente il Sé appare spontaneamente nella forma di simboli specifici; come totalità è discernibile soprattutto nel Mandala…” C. G. Jung

Gli elementi fondanti del Màndala più completo sono il cerchio esterno in cui si possono iscrivere altri cerchi e quadrati, il tutto sovente collegato da assi disposti a croce e/o a X.

All’apice degli assi vi sono gli opposti e al centro di questi vettori, nel punto in cui si incrociano v’è un punto i cui tutto si integra. 

Secondo Jung il Sé è contemporaneamente quel punto centrale e il cerchio esterno, centro e circonferenza dell’intero mondo psichico.

Poiché immagine archetipica del Sé, a seconda di come appaia nei sogni e nei disegni spontanei, più o meno regolare e completo, il Màndala  invia informazioni preziose sullo stato interiore del paziente e sul suo livello di integrazione con il Sé.

Per questo il momento in cui in terapia cominciavano ad apparire spontaneamente per Jung era un momento prezioso. Il Màndala non solo lo informava sullo stato della terapia, ma agiva anche come simbolo inconscio guida, ovverosia stimolava nei pazienti l’integrazione degli opposti e gli stati di coscienza necessari ad avanzare nel processo d’individuazione.

“I simboli del Sé hanno significato unificante” C.G. Jung

L’intuizione dello psicologo svizzero risulta preziosissima, sebbene non si possa dire per tutti i Màndala in circolazione.

Basta, infatti, andare su internet e testare col palming la qualità sottile di molti di essi.

Ma per alcuni si può sentire un’energia davvero ottima. Sono quei Màndala, a mio personale avviso,  che non hanno subito distorsioni e sono rimasti più vicini alla funzione originale di questo simbolo archetipico.

Ma ciò che colpì la mia attenzione tempo fa, prima che cominciassi solo a pensare questo ciclo di articoli, fu la visione dei disegni originali dei pazienti di Jung. Quelli che secondo lo psicologo riguardavano i pazienti che avevano raggiunto un buon grado di integrazione psicologica e avevano sperimentato almeno in parte il Sé…erano identici in tutto e per tutto alla struttura energetica ultima che si studia nella Tev: lo Spazio Sacro!!!

Segue…

Ivan Alibrandi studia e si laurea in psicologia all’università La Sapienza di Roma.

Da sempre interessato al mondo del sottile e al parallelismo tra sapere Tradizionale e Psicologia moderna, nella sua ricerca conosce Roberto Zamperini, Amedeo Rotondi, autore di diversi libri sotto lo pseudonimo di Amadeus Voldben e membro del cerchio Firenze 77,  il maestro sufi Maulana Nazim al Haqqani,

Ha esplorato yoga, meditazione e varie scuole filosofico-mistiche, ed è autore di un libro sui confronti tra la Qabbalah e la psicologia del profondo. Sta attualmente lavorando ad un secondo testo sulla Tradizone Romana.

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