Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 9°Parte. Il Sé, Archetipo della Totalità

Il Sé, Archetipo della Totalità

Abbiamo definito l’Io come una funzione psichica che fa da centro alla psiche cosciente, un meccanismo che aggrega i contenuti che appaiono nella coscienza dandogli un centro di riferimento.  Jung lo paragona al produttore di un reticolato cristallino psichico, una struttura che unisce e dà continuità ad impressioni e forme pensiero separate. 

In pratica un Campo Ordinatore. 

All’Io Jung contrappone il Sé come vero centro psichico.

Il Sé è “un’entità sovraordinata all’Io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente, ma anche la psiche inconscia (tutti i livelli dell’inconscio personale e collettivo)”

E’ una struttura ben più complessa e difficilmente definibile visto che arriva a toccare sia il conscio che tutti gli strati dell’inconscio, fino a quelli più atavici, fino a quelli, a mio avviso, Universali, Cosmici.

Esso è contemporaneamente la totalità dei fenomeni psichici e il centro della totalità.

E’ il contenitore delle funzioni, degli strati e degli opposti psichici, e nel contempo il loro centro aggregante, unificatore.

Un suo simbolo archetipico è quello di una circonferenza (il contenitore della totalità) con un punto al centro (il centro di riferimento della totalità).

Per questa sua natura integrativa e contemporaneamente antinomica, come direbbe uno Yoghi, un Taoista, o un Buddista, solo nello stato di centratura profonda si può percepire il Sé.

“Chi nel giudicare sta a metà strada fra gli opposti, sente inevitabilmente cosa si intenda con il Sé” C.G.Jung

In termini tevvari possiamo riferire questa esperienza a quei momenti in cui l’asse centrale formato da canale celeste, canale interno e canale tellurico si equilibrano e si allineano perfettamente ….la circolazione energetica diventa più potente e fluida e il nostro Io si aderisce al Sé, e tra i due per un momento non c’è più distinzione, o almeno diventa minore.

Il Sé non è altri che il modo junghiano di descrivere l’Atman, l’Identità Divina in noi.

“I simboli della Divinità coincidono con quelli del Sé…” ci dice infatti Jung.

Un’identità superiore e Divina che si costruisce degli involucri per manifestarsi su vari piani di esistenza, ogni piano ed involucro corrispondente ad una delle sue funzioni interne.

Come abbiamo constatato nei primi articoli, i piani e i corpi sottili corrispondono, infatti, alle funzioni psichiche sensazione-sentimento-pensiero-intuizione, ovvero a modalità di agire e manifestarsi dello Spirito, o Essere Divino. 

Possiamo immaginare anche il Sé come il senso d’identità che il Divino ha di se stesso, diffuso ovunque come campo non locale, ordinatore, e presente nell’uomo come sua identità più autentica e profonda.

Forse il campo ordinatore del Sentire di Coscienza che Dio ha di se stesso?

Non avendo una risposta certa, e rischiando di rimanere incastrati in voli pindarici, da buon tevvaro preferisco volare più in basso e concentrarmi sui simboli principali che dall’inconscio emergono per parlarci proprio di questa Identità Divina.

Il Sé si manifesta nei sogni, in dormiveglia (stato ipnagogico) e nei racconti mitologici, come una personalità superiore dotata di potere e saggezza. Un benefico Re, un Eroe, un vecchio saggio, un bambino innocente, un Maestro.

E in simboli primordiali semplicissimi…il cerchio, il quadrato, il punto, la croce, la X…..

Tutte queste rappresentazioni primordiali vanno a confluire in una specifica composizione simbolica strutturata: il Mandala.

I Mandala contengono al loro interno diversi di quei simboli primordiali detti sopra. 

Quando un mandale è completo, ovvero racchiude in sé tutti i simboli basilari, allora esso ci dona una panoramica integrale e intuitiva del Sé.

E del nostro stato di sviluppo e integrazione interiore.

Segue…

Ivan Alibrandi studia e si laurea in psicologia all’università La Sapienza di Roma.

Da sempre interessato al mondo del sottile e al parallelismo tra sapere Tradizionale e Psicologia moderna, nella sua ricerca conosce Roberto Zamperini, Amedeo Rotondi, autore di diversi libri sotto lo pseudonimo di Amadeus Voldben e membro del cerchio Firenze 77,  il maestro sufi Maulana Nazim al Haqqani,

Ha esplorato yoga, meditazione e varie scuole filosofico-mistiche, ed è autore di un libro sui confronti tra la Qabbalah e la psicologia del profondo. Sta attualmente lavorando ad un secondo testo sulla Tradizone Romana.

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