Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 6°Parte. La Coscienza e gli strati dell’Inconscio

La Coscienza e gli strati dell’Inconscio

Per poter proseguire nel nostro raffronto e giungere li dove questo ciclo di scritti desidera arrivare è necessario riprendere la panoramica generale delle teorie junghiane, così da poter pian piano far confluire in una visione coerente tutti gli elementi seminati sin dal primo articolo.

E il primo passo è riuscire a dare una idea chiara di elementi fondamentali come la coscienza e l’inconscio, individuale e collettivo.

La coscienza, semplificando, è la nostra parte di psiche che si rende conto, vede e percepisce. Se fossimo nella sala di un cinema è la zona dello schermo illuminato con le immagini proiettate li sopra, non il resto della sala al buio, piena di persone, sedie, pareti, ecc

L’inconscio si potrebbe allora vedere, mantenendo tale esempio, come tutto il resto la sala al buio, con tutto ciò che si muove e vive al di fuori dello schermo illuminato. Si capisce già da questo piccolo esempio che la sfera dell’Inconscio è ben più vasta dello spazio cosciente.

Al centro della coscienza c’è una struttura psichica di riferimento intorno a cui si aggregano tutti gli elementi psicofisici che vengono proiettati sullo schermo, e che ci fa dire “Io” “me”, e cose simili.

E’ l’Io cosciente appunto.

“La coscienza è la relazione tra un contenuto psichico e l’Io. Ciò non è associato all’Io resta inconscio.” Ci dice proprio lo Psicologo Svizzero.

Oltra alla coscienza esiste, dunque, una sfera inconscia, ovverosia di moti, funzioni e vissuti psicofisici non rilevati dall’Io cosciente. Non proiettati sullo schermo e non riuniti all’Io.

Tale inconscio, tuttavia, non è monolitico, ma è formato da più strati. Immaginiamo le file di poltrone nella sala del cinema che abbiamo eletto ad esempio. Ogni fila via via più lontana dallo schermo è uno strato successivo e più profondo dell’inconscio.

La prime file sono accomunabili alla porzione individuale dell’inconscio, quello in cui si muovono e stanziano i propri vissuti personali non coscienti. Una marea di dati fisici o psichici, traumi, vissuti e pensieri che non giungono alla coscienza o che sono bloccati da meccanismi di difesa (inconsci) perché troppo dolorosi o inaccettabili per l’Io cosciente.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 5°Parte. La regressione psichica e il conosci te stesso.

LA REGRSSIONE PSICHICA E IL CONOSCI TE STESSO

Abbiamo visto come la psicologia esoterica e analitica trovino grandi punti di connessione cambiando prevalentemente le nomenclature dei fenomeni ma non la loro sostanza.

E come Jung porti il paziente verso un lavoro di introspezione profonda e di conoscenza di sé di Apollinea memoria.

Ed essendo l’Universo generato con leggi e piani secondo un modello Archetipale Divino, la nostra realtà individuale non può che esserne un riflesso. Conoscendo noi stessi conosciamo come è strutturato l’universo, le sue leggi e il nucleo centrale Divino in esso.

Ecco perché sul Tempio di Delfi vi era incisa la famosa frase “Conosci te stesso e conoscerai gli Dei e il Cosmo”.

Tutto nella vita ci richiama a questa conoscenza di noi stessi.

I nostri rapporti interpersonali, specialmente quelli più importanti, ci mostrano come funzioniamo, quali credenze/forme pensiero abbiamo, quali funzionali e quali disfunzionali, dandoci l’occasione di apportare gradualmente delle correzioni.

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Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 4°Parte. Il gioco degli opposti.

 

“La nostra epoca, col suo interesse per la psicologia, dimostra di attendere dall’anima qualcosa che il mondo esterno non ha dato” C. G. Jung

Gettate alcune basi del modello junghiano, che andremo prossimamente ad ampliare, soffermiamoci, ora,  un attimo per vedere le leggi del funzionamento psichico così come  descritte dallo Psicologo svizzero.  

IL GIOCO DEGLI OPPOSTI 

Jung sviluppa una visione dei processi psichici molto vicina alla filosofia di Eraclito o del Tao.

Come postulato dal filosofo greco, o dal taoismo, vi sarebbe nella vita e nel cosmo un gioco di opposti che permette il divenire.

Tale gioco, essendo legge universale, si manifesta anche nella psiche umana, ovviamente. 

In essa le principali polarità opposte sono il conscio, cioè la parte cosciente della psiche, e l’inconscio, tutto l’insieme della psiche che alla coscienza non arriva. 

La salute psicologica e la crescita umana, in quest’ottica, è data da un fluido scambio tra le due parti, mentre eccessivi irrigidimenti e/o rifiuti generano patologia. 

Le due polarità devono quindi conoscersi e dialogare per instaurare e migliorare questo scambio.

Ciò che è presente nell’inconscio corre verso il cosciente chiedendo di essere conosciuto, mentre il cosciente necessita di contattare l’inconscio per ampliarsi. Un processo che Jung chiama Enantiodromia, termine ripreso da Eraclito e che significa “corsa verso il proprio opposto”. 

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