Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 3° parte. La visione mediterranea: l’Egitto e la civiltà araba

l’Egitto e la civiltà araba

Nell’area mediterranea la civiltà che ebbe il maggior sviluppo temporale fu senza dubbio quella egiziana.

Sappiamo che questa civiltà influenzò molto il nascente pensiero ellenico e in seguito quello alchemico medioevale e l’ermetismo in generale, che attribuirono all’antico Egitto fonte mitica del  loro sapere esoterico.

Per quanto riguarda l’argomento della presente ricerca le uniche informazioni che sono riuscito a trovare riguardano solo il fatto che anche in Egitto si consideravano i 4 Elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco, ai quali venivano associati i 4 organi principali del corpo, quelli che nel corso del processo d’imbalsamazione venivano conservati nei vasi canopi: l’elemento Terra era associato ai polmoni, l’elemento Acqua allo stomaco, l’elemento Aria al fegato e l’elemento Fuoco era associato all’intestino.

Continua a leggere

Annunci

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 11°Parte. Due visioni convergenti

Due visioni convergenti

“I Mandala sono luoghi di nascita…fiori di loto da cui emerge un Buddha. Seduto nella posizione del loto, lo Yoghin contempla la sua trasformazione in forma immortale” C. G. Jung 

Nell’ultimo articolo abbiamo definito un Mandala come un simbolo archetipico che da un alto è un cosmogramma, una rappresentazione geometrica dell’universo su tutti i piani, e da un altro rappresenta la struttura profonda dell’anima umana, in perfetta linea col principio secondo cui l’uomo è una riproduzione in miniatura del cosmo.

Il microcosmo nel macrocosmo.  

Dal punto di vista della psicologia analitica è uno schema simbolico nato dall’Inconscio per guidare il conscio. Detto in termini spirituali, abbiamo un diagramma nato dal Divino dentro di noi per guidare la nostra personalità nel processo di unione con Lui.

E’ altresì una struttura energetica operativa, come sa chi ha studiato nell’ultimo step del percorso tev, ovverosia lo Spazio Sacro.

Vediamo come descrive Jung i due Mandala presi quali esempi tra i vari emersi dai disegni spontanei dei suoi pazienti.

solemandala

“il volto dell’eternità”

Abbiamo nel primo un Sole centrale con 4 braccia che da lui partono contornato da un cerchio con lo zodiaco. Il nome del Mandala dato dal paziente è “il volto dell’Eternità”.

Continua a leggere

Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 4° parte. La visione indiana.

LA VISIONE INDIANA

Della filosofia indù tradizionale è interessante qui analizzare, per quanto possibile, ciò che riguarda gli Elementi costituivi della Natura, perché è assai probabile che, per ragioni geografiche, essa abbia influenzato lo sviluppo della filosofica greca. Contatti tra la Grecia classica e l’India sono infatti accertati.

Come panoramica generale della visione indù, faccio riferimento a “La teoria indù dei cinque elementi – Da Studi sull’Induismo” di René Guénon, da cui ho estrapolato i concetti. Le citazioni testuali sono evidenziate in corsivo.

Poiché la concezione indù degli Elementi s’inserisce ovviamente nel più ampio contesto della loro visione filosofico-religiosa, come del resto accade per quella cinese, ne riporto alcuni concetti basilari.

PAKRITI

Prakṛiti è la causa originaria attraverso cui l’universo esiste e si esplica, principio contrapposto a quello di Puruṣha, spirito puro. E’ descritta come la “forza motrice primordiale”. Normalmente si rende con “natura”,o anche “materia”: è attività pura ma inconsapevole, il principio che dall’immanifesto dà origine, per evoluzione e trasformazione, a tutto ciò che è manifesto, intendendo con ciò sia la realtà materiale chequella mentale. È quindi una polarità energetica dell’Essere e della sostanza cosmica dell’universo in quanto, secondo Guenon, Prakriti implica l’idea del “divenire”. Gli Elementi sono perciò considerati come determinazioni sostanziali o, in altri termini, modificazioni di Prakriti.

I 3 GUNA

I Guṇa sono i tre componenti ultimi della Prakṛti, ed è proprio l’alterazione dell’equilibrio iniziale dei tre Guṇa a dare origine all’evoluzione, dalla quale derivano tutti gli elementi del cosmo nonché quelli che ne permettono la percezione, fisica e mentale. Dunque i Guṇa possono essere visti come i componenti che a causa del loro incessante combinarsi determinano i dettagli dell’evoluzione cosmica. I tre Guna sono:

RAJAS (dalla radice rañj: “colorato”, “dinamico”) – indica la componente che mette in moto la manifestazione;

SATTVA (dalla radice sat: “esistente”) – indica la componente che illumina, che rivela il manifesto;

TAMAS (“oscurità”) – indica la componente che tende ad ostacolare il dinamismo della manifestazione.

Continua a leggere

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 10°Parte. Il mandala, da Jung allo Spazio Sacro

Il Mandala, da Jung allo Spazio Sacro

“Con la sua forma circolare il Mandala esprime pienezza e integrazione… viene usato per favorire la concentrazione e quale mezzo per unificare la coscienza individuale, la personalità egoica dell’uomo…con la superiore personalità Divina del non-Io, dell’Inconscio…” C. G. Jung

Nei sogni e nei disegni spontanei dei suoi pazienti Jung notò che man mano che la terapia psicologica si faceva più profonda, più vicina al nucleo del Sé, cominciavano ad apparire delle figure geometriche tipiche,  sempre più precise e complete quanto più il paziente si avvicinava ad un alto grado di integrazione interiore.

Le stesse figure geometriche che venivano usate nei rosoni delle chiese più antiche, o in paesi dell’allora lontano oriente dai monaci buddisti o dagli yoghi per facilitare la meditazione.

Figure circolari con impressi all’interno disegni schematici precisi di vario genere, chiamati in oriente Màndala.

Per gli orientali tale struttura geometrica sarebbe un Cosmogramma, una rappresentazione geometrica della struttura dell’Universo nel suo complesso metafisico e fisico assieme.

Una mappatura di come sia fatto e come funzioni l’Universo in un linguaggio simbolico e regolare…il linguaggio del più profondo inconscio.

Continua a leggere

Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 2° parte. La visione mediterranea: la Grecia

LA GRECIA

La concezione dei 4 Elementi, si formò per gradi in Grecia a partire dal 600 a.C. e fu quindi diversamente intesa ed interpretata dai diversi filosofi nel corso del tempo.

In un primo tempo i filosofi greci formulano il concetto di archè, principio primo, unico e immutabile, che costituisce tutti gli oggetti materiali. Per il filosofo Talete tale principio era l’Acqua l’elemento primordiale origine di tutte le cose, per Anassimene invece era l’Aria, per Eraclito era il Fuoco mentre per Ferecide era la Terra.  

Empedocle di Agrigento abbandonò l’idea di una singola arché e considerò 4 Elementi all’origine del mondo – Terra (solida), Acqua (liquida), Aria (gassosa), Fuoco (ardente e consumatore) –  che si uniscono o si dividono per effetto di due forze cosmiche: “amicizia” e “discordia”, cioè attrazione e repulsione.
Empedocle considerava i 4 Elementi come ben distinti e inconvertibili l’uno nell’altro, ma in grado di formare tutte le varietà della materia mescolandosi tra loro in varie proporzioni.

Filistione, suo allievo, attribuì agli elementi precise caratteristiche: “del Fuoco è proprio il caldo, dell’Aria il freddo, dell’Acqua l’umido, della Terra il secco”.

Platone li associò ad altrettante figure geometriche solide (i solidi platonici) considerando però anche un 5° Elemento, senza però specificarne la natura, che venne in seguito identificato da Aristotele con l’Etere. Per Platone i 4 Elementi non indicavano la materia, ma piuttosto un sua condizione di essere.
Nel Timeo li descrive così: “Iddio, pose Acqua e Aria in mezzo a Fuoco e Terra, e li proporzionò fra loro il più possibile; in modo che il Fuoco fosse rivolto verso l’aria, l’Aria fosse rivolta verso l’Acqua e l’Acqua fosse rivolta verso la Terra. Infine collegò la Terra al Fuoco e compose un corpo visibile e palpabile.”

E’ da sottolineare che questa disposizione degli Elementi risulta fatta sulla base “gerarchica” della caratteristica di leggerezza/pesantezza degli stessi: Il Fuoco, l’elemento più leggero e meno corporeo e consistente, è in alto e contrapposto alla Terra, l’elemento più pesante, che è in basso; l’Aria e l’Acqua sono elementi intermedi, con l’Aria tendente verso l’alto e l’Acqua verso il basso. 

Per Aristotele, a differenza di Empedocle, i 4 Elementi sono invece convertibili l’uno nell’altro. Tutti i corpi agiscono gli uni sugli altri e si modificano in virtù delle loro qualità tangibili (cioè in base alla loro consistenza) e delle loro contrarietà (per esempio il caldo è contrario/opposto al freddo). 

Egli assegna a ciascun elemento, o principio, due qualità primarie, una delle quali comune con un altro elemento: il Fuoco è caldo e secco, l’Aria è calda e umida, l’Acqua è fredda e umida, la Terra è fredda e secca.

Oltre alla coppia di contrari caldo/freddo, troviamo così la coppia di contrari formata da umido/secco.
In ciascun elemento prevale una delle due qualità. Il Fuoco è più caldo che secco, l’Aria è più umida che calda, l’Acqua è più fredda che umida, la Terra è più secca che fredda. La proporzione relativa e l’azione reciproca di queste qualità determina il carattere specifico dell’elemento. Sulla base delle caratteristiche primarie attribuite agli Elementi, la loro disposizione reciproca viene a differire da quella indicata da Platone, che era determinata sulla base della loro leggerezza e pesantezza, e si presenta in questo modo:

 

Aristotele assegnò agli Elementi anche altre caratteristiche secondarie:

per il Fuoco, lo stato radiante (luce) e il colore rosso

per l’Aria, lo stato di gas e il colore bianco

per l’Acqua lo stato liquido e il colore blu

per la Terra lo stato solido e il colore nero.

Franco Squeri, nato a Milano il 3 luglio 1956. Ha praticato per una ventina d’anni Judo Tradizionale presso il Bu-sen di Milano ove conseguì il 4° dan. In seguito ha studiato diverse pratiche di crescita personale e di riequilibrio energetico. Nel 1998 ha scoperto, ai suoi albori, la Tecnica Energo-Vibrazionale sviluppata da Roberto Zamperini ed ha in seguito collaborato attivamente con il C.R.E.S.S. anche come Istruttore.

 

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 9°Parte. Il Sé, Archetipo della Totalità

Il Sé, Archetipo della Totalità

Abbiamo definito l’Io come una funzione psichica che fa da centro alla psiche cosciente, un meccanismo che aggrega i contenuti che appaiono nella coscienza dandogli un centro di riferimento.  Jung lo paragona al produttore di un reticolato cristallino psichico, una struttura che unisce e dà continuità ad impressioni e forme pensiero separate. 

In pratica un Campo Ordinatore. 

All’Io Jung contrappone il Sé come vero centro psichico.

Il Sé è “un’entità sovraordinata all’Io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente, ma anche la psiche inconscia (tutti i livelli dell’inconscio personale e collettivo)”

E’ una struttura ben più complessa e difficilmente definibile visto che arriva a toccare sia il conscio che tutti gli strati dell’inconscio, fino a quelli più atavici, fino a quelli, a mio avviso, Universali, Cosmici.

Esso è contemporaneamente la totalità dei fenomeni psichici e il centro della totalità.

E’ il contenitore delle funzioni, degli strati e degli opposti psichici, e nel contempo il loro centro aggregante, unificatore.

Continua a leggere

Una ricerca alle origini dello Spazio Sacro 1°parte

Mi chiamo Franco Squeri e conosco la TEV® dai sui albori. M’imbattei in Roberto Zamperini nel lontano 1998 quando trovai in libreria la prima edizione di “Energie libro-3d-Energie-Sottili-Sottili”. Il librò mi entusiasmò perché affrontava l’argomento con un taglio nuovo, partendo da sperimentazioni concrete personali secondo un’ottica occidentale e razionale. Si parlava dell’accumulatore orgonico e dei suoi limiti e questo s’agganciava al fatto che parecchi anni prima, era la metà degli anni ’70, nello scantinato del Bu-sen, lo storico Dojo milanese di Judo, avevamo costruito proprio l’accumulatore di Reich per vedere se avrebbe incrementato il nostro Ki! Così non fu ma l’interesse verso l’energia vitale si riaccese con la lettura di questo libro. Scrissi una lettera a Roberto che mi consigliò un corso di Pranic Healing presso un suo allievo a Monza, dove poco dopo tenne uno dei suoi primi “corsi introduttivi”. Allora non c’era ancora il Cleanergy, che vide la luce poco dopo nella sua prima versione “metallica” e che acquistai subito. Negli anni successivi ho seguito lo sviluppo della TEV®, dapprima indirettamente attraverso i corsi tenuti a Torino da Di Maria e Bucchini ed in seguito partecipando attivamente alle sperimentazioni sui 7 Raggi organizzate on-line da Roberto attraverso il suo forum, di cui ero anche moderatore, e quindi, su invito di Sonia, diventando istruttore.

Questa mia ricerca è nata per caso, dall’osservazione che il concetto di Spazio Sacro della TEV® aveva una strana assonanza con il modello cinese chiamato Ba-gua (otto direzioni), in cui mi ero imbattuto seguendo un corso di Tai Chi. Ho provato quindi a cercare cosa ci fosse stato nell’antichità a riguardo e ne venne fuori questo mio lavoro che Sonia ha ritenuto degno d’essere pubblicato “a piccole puntate” sul blog del CRESS.

Continua a leggere

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 8°Parte. Dall’Io al Sé, un percorso Archetipico 

Dall’Io al Sé, un percorso Archetipico 

Abbiamo definito gli Archetipi come dei campi ordinatori, ovverosia dei campi di energia diffusi nell’inconscio che agiscono a livello collettivo su tutta la razza umana, e probabilmente oltre.

Secondo Jung, esattamente come il corpo fisico per svilupparsi e raggiungere la piena maturità ed efficienza va incontro ad una serie di fasi di crescita e strutturazione, altrettanto deve fare la vita psichica, compiendo un percorso, che seppur diverso da persona a persona, presenta degli stadi e delle tappe universali…un percorso archetipico.

Proviamo ad immaginare un potente Campo Ordinatore che guida i processi di maturazione umana a livello psicospirituale.

Questo campo ordinatore provvede prima a far sorgere dall’inconscio una tenue luce, il conscio, con al centro un elemento di aggregazione che permette di collegare tra loro, dandogli struttura, i contenuti psichici coscienti: l’IO. 

Continua a leggere

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 7°Parte.Gli Archetipi.

Gli Archetipi

Due forze si muovono potenti nell’Inconscio Collettivo umano.

Gli Istinti, tutte quelle spinte potenti legate alla sopravvivenza della specie e dell’individuo come membro di essa. La pressione alla ricerca di acqua e cibo, dell’accoppiamento, la spinta riproduttiva, quella di accudimento della prole, quella di protezione della propria persona o della propria genìa, ecc sono tutti imperativi interni innati e naturali, presenti in ognuno di noi. Forze riscontrabili in diversa misura anche in altre specie animali.

L’altra Potenza interiore che caratterizza l’inconscio Collettivo, e che fa pressione da li sull’inconscio individuale, e poi, sulla coscienza personale viene definito da Jung Archetipo.

Un termine derivante dalla filosofia greca, e usato con valenza più mistico-esoterica nella filosofia di Platone.

Archè, origine, e Tipos, forma, stampo. Quindi “forma/stampo originale”. 

 Nella filosofia platonica rappresenta le Idee originali presenti nel mondo sovrasensibile, quegli stampi che danno origine alle idee che si andranno a concretizzare nel mondo sensibile.

Continua a leggere

Il modello della TEV® e la visione di C.G Jung 6°Parte. La Coscienza e gli strati dell’Inconscio

La Coscienza e gli strati dell’Inconscio

Per poter proseguire nel nostro raffronto e giungere li dove questo ciclo di scritti desidera arrivare è necessario riprendere la panoramica generale delle teorie junghiane, così da poter pian piano far confluire in una visione coerente tutti gli elementi seminati sin dal primo articolo.

E il primo passo è riuscire a dare una idea chiara di elementi fondamentali come la coscienza e l’inconscio, individuale e collettivo.

La coscienza, semplificando, è la nostra parte di psiche che si rende conto, vede e percepisce. Se fossimo nella sala di un cinema è la zona dello schermo illuminato con le immagini proiettate li sopra, non il resto della sala al buio, piena di persone, sedie, pareti, ecc

L’inconscio si potrebbe allora vedere, mantenendo tale esempio, come tutto il resto la sala al buio, con tutto ciò che si muove e vive al di fuori dello schermo illuminato. Si capisce già da questo piccolo esempio che la sfera dell’Inconscio è ben più vasta dello spazio cosciente.

Al centro della coscienza c’è una struttura psichica di riferimento intorno a cui si aggregano tutti gli elementi psicofisici che vengono proiettati sullo schermo, e che ci fa dire “Io” “me”, e cose simili.

E’ l’Io cosciente appunto.

“La coscienza è la relazione tra un contenuto psichico e l’Io. Ciò non è associato all’Io resta inconscio.” Ci dice proprio lo Psicologo Svizzero.

Oltra alla coscienza esiste, dunque, una sfera inconscia, ovverosia di moti, funzioni e vissuti psicofisici non rilevati dall’Io cosciente. Non proiettati sullo schermo e non riuniti all’Io.

Tale inconscio, tuttavia, non è monolitico, ma è formato da più strati. Immaginiamo le file di poltrone nella sala del cinema che abbiamo eletto ad esempio. Ogni fila via via più lontana dallo schermo è uno strato successivo e più profondo dell’inconscio.

La prime file sono accomunabili alla porzione individuale dell’inconscio, quello in cui si muovono e stanziano i propri vissuti personali non coscienti. Una marea di dati fisici o psichici, traumi, vissuti e pensieri che non giungono alla coscienza o che sono bloccati da meccanismi di difesa (inconsci) perché troppo dolorosi o inaccettabili per l’Io cosciente.

Continua a leggere